Internazionalizzazione. Opportunità negli Emirati Arabi Uniti, apertura di Osanna Advisors srl 

Supportare le imprese italiane nel processo di internazionalizzazione, aiutandole a cogliere in particolare le molteplici opportunità di investimento in Medio Oriente.

E’ la finalità dell’intesa tra la Osanna Advisors srl  e  INWEX – Innovation business center.
“Il progetto è aperto a tutte le pmi italiane che dispongano di unità produttive e che intendano effettuare una penetrazione nei mercati dell’area del Golfo, Nord Africa e India – spiega il boarder director di Osanna Advisors srl Luigi Orcese  – Dopo avere ascoltato le esigenze dei nostri partner,  con questa nuova iniziativa abbiamo voluto offrire l’opportunità di intraprendere un cammino di sviluppo.
In particolare, le imprese potranno aumentare il loro fatturato export utilizzando la Jebel Ali Free Zone per la commercializzazione dei prodotti made in Italy nei Paesi del Golfo, Nord Africa ed India”.
Ad illustrare, nel dettaglio, le prospettive per le pmi, è. Luigi Orcese  responsabile del progetto INWEX e Boarder Director della Osanna Advisors Srl .

Quanti Paesi e quante imprese sono attualmente presenti nella Jebel Ali Free Zone?
Negli ultimi 30 anni Jafza è cresciuta da 19 società presenti nel 1985, a più di 500 nel 1995, sino ad arrivare a più di 7.000 ai giorni nostri, di cui più di 100 società sono state incluse dalla rivista Global Fortune tra le principali 500 aziende al mondo. Molte di queste società hanno costituito il loro quartier generale a Jebel Ali e gestiscono i rapporti con i Paesi del Middle East, Eest Asia e Africa.
Oggi Jafza e altre zone franche di Dubai rappresentano oltre il 50 per cento del valore totale delle importazioni, esportazioni e riesportazioni in e fuori di Dubai e più di un quarto del totale degli scambi dell’emirato. Secondo Ernst & Young relazione sul contributo economico di Jafza a Dubai e Emirati Arabi Uniti 2013, Jafza rappresenta quasi il 32 per cento del totale degli investimenti diretti esteri negli EAU.

Che ruolo occupa Jafza nell’economia dell’area?
E chiaro da questi dati che Jafza è parte integrante della crescita economica del Paese. Inoltre, il successo di Jafza servito come modello per la creazione di zone più libere finalizzate a specifiche categorie di business o di settore. Jafza è stata inoltre inserita nel Piano 2021 degli EAU, il quale  si basa su sei pilastri, uno dei quali è quello di fare di Dubai un hub fondamentale per l’economia globale. Qui Jafza è e avrà un ruolo importante attraverso il suo contributo alla diversificazione economica e la promozione del commercio non petrolifero per favorire la creazione di un’economia sostenibile. Jafza ha registrato un balzo del 17 per cento in nuove società l’anno scorso, contribuendo in tal modo gli Emirati Arabi Uniti a un record del 25 per cento di crescita degli investimenti diretti esteri.

Quali sono i benefici offerti da una free zone agli investitori italiani?
Numerosi: 100% della società di proprietà straniera, 100% rimpatrio dei capitali, nessuna personal tax (Irpef), nessuna corporate tax (Ires) per i primi 50 anni, nessun dazio su importazione e riesportazione delle merci fuori dai Paesi del Golfo, 5% di dazio all’interno dei Paesi del Golfo, Emirati Arabi Uniti inclusi, regolamenti e processi di import-export semplici e trasparenti.

Quali sono i settori per i quali, negli Emirati Arabi, c’è maggiore richiesta di prodotti e servizi offerti da imprese italiane?
Materiali da costruzioni, arredo e design, fashion, settore medicale, Oil & gas sono solo alcuni dei comparti.

Le esportazioni di beni italiani sono cresciute del 3,5% nel 2015, e sono previste in aumento del 5% nel prossimo triennio. Quali sono le prospettive per l’export italiano negli Emirati Arabi?
Prospettive sicuramente in aumento, considerato anche il cambio euro/dirham a loro favorevole. Negli ultimi 3 anni l’euro ha perso il 20% sul dirham.

Da Milano a Dubai, dall’Italia agli Emirati Arabi. Nel 2020 ci sarà il passaggio il testimone quale paese organizzatore dell’Esposizione Universale. Come le imprese italiane possono prepararsi a questo appuntamento nei tre anni che precedono l’evento?
Diventando più competitive, investendo per poter crescere, abbracciando la cultura dell’internazionalizzazione, pensando agli EAU come una base di lancio dei loro prodotti/servizi in tutta l’area del Golfo, compreso Nord Africa e Sud Est asiatico.

Emirati Arabi chiama Italia

La volatilità del mercato del greggio non è una novità per i paesi del Golfo. Abbiamo vissuto nel passato turbolenze in cui il prezzo del petrolio era inferiore a quello di oggi”, ha affermato di recente il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sua Altezza Shaikh Khalifa Bin Zayed.
Il Boarder director della Osanna Advisors srl Luigi Orcese dichiara “E’ da circa 7 anni infatti che il Governo federale di Abu Dhabi sta con forza indirizzando gli investimenti interni ed esteri verso la diversificazione economica, ossia quei settori indipendenti dal comparto oilDubai stessa ne è l’emblema: povera di petrolio rispetto agli altri emirati – le sue riserve dovrebbero terminare fra 15 anni – è diventata la capitale dei centri commerciali più spettacolari del mondo, di un turismo di lusso che, attraverso un’operazione miracolosa, ha dimostrato come una landa deserta può diventare una delle mete internazionali più appetite e di un comparto immobiliare capace di costruire indifferentemente sulla terra e sul mare: si pensi a Palm Island, di fronte a Dubai, costruita rovesciando 100 milioni di metri cubi di sabbia nel mare: ospita ville, hotel, centri commerciali e dopo la muraglia cinese dovrebbe essere il secondo manufatto umano visibile da un satellite!”
Ne consegue però che si tratta anche dell’area più esposta agli effetti della crisi economica internazionale e, secondo alcune agenzie di rating, pare abbia un debito di 50 o addirittura 70 miliardi di dollari: i tassisti dubaiani, che come in tutte le città del mondo sono i più veraci testimoni dell’aria che tira, parlano dei grattacieli di specchio che non crescono più, degli appartamenti vuoti della Palma, così come dei ristoranti inaugurati ma senza clienti del nuovo disneyano hotel Atlantis.
Il Burj Dubai, la torre di Dubai, coi suoi 512 metri, 56 ascensori in grado di fare 10 metri al secondo e 141 piani, più di ogni altro grattacielo al mondo, si è fermato: la sua punta incompiuta svetta nello spazio siderale, con le gru illuminate di notte, ma decisamente immobili. E così anche la Nakheel, società di costruzioni di proprietà del governo, ha dichiarato 500 tagli e ha sospeso ogni nuovo progetto, a cominciare da quello che doveva essere il grattacielo di 1.000 metri, ovviamente il più alto del mondo.
D’altra parte è anche normale che un mercato con una crescita del 100% subisca un rallentamento. Da oggi Dubai è meta di investimenti a medio termine e l’era degli speculatori è finita. Il mercato immobiliare della città entrerà, come è giusto che sia, nella sua fase di maturità e stabilità e alle sue spalle rimane sempre Abu Dhabicapitale degli Emirati ma soprattutto del petrolio.
A testimonianza di quanto riportato, gli investimenti italiani qui continuano. Gli Emirati (Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ras al Khaimah, Ajman Fujairah, Umm al-Qaiwain) rappresentano un’opportunità di business non indifferente per le nostre imprese, la manodopera – indiana, filippina, del Bahrein – ha costi bassissimi e il Governo federale ha istituito 23 zone franche con un regime speciale di esenzioni fiscali.
Prima fra tutte la Jebel Ali Free Zone, a un’ora di macchina da Dubai, è la prima area ad aver conquistato nel ’96 la certificazione Iso 9001:2000. Oggi conta su una superficie di 750 milioni di mq, include il porto commerciale artificiale più vasto del mondoe offre una serie di facilitazioni (www.jafza.ae) di assoluto appeal sia per chi fosse interessato ad aprirvi uffici, sia per coloro che intendessero investire in attività industriali, con l’apertura di capannoni e impianti: la proprietà nella zona può essere al 100% straniera.
Sorta nel mezzo del deserto, Jafza fa parte di Dubai World, una delle società più ampie e diversificate del mondo, con un portafoglio di opportunità che spazia dall’ospitalità alberghiera ai servizi marittimi, dalle zone economiche alle commodities. Offre pertanto all’imprenditore, interessato a penetrare il mercato della penisola araba così come a spianarsi la strada verso tutta l’Asia, soluzioni logistiche all’insegna dell’efficacia ed efficienza.
Gli Emirati Arabi Uniti, che sono comunque cresciuti nel 2008 ad un tasso del 7% e si stima continueranno a crescere al 6% nel 2009, sono ancora oggi tra le aree più interessanti su cui puntare: lo stanno facendo le grandi imprese come Costa Crocere, il primo operatore internazionale a organizzare viaggi per mare nel Golfo, che vuole aumentare la sua flotta di due unità, la Todini che ha firmato un appalto da 83 milioni di euro per la realizzazione di uno svincolo stradale a Dubai, la Ferrari che darà il suo marchio per il nuovo parco tematico di Yas, dove ci sarà una pista che ospiterà un gran premio di Formula 1.
Dall’altra faccia della moneta le aziende italiane sono facilitate dagli investimenti che i fondi sovrani degli Emiri fanno in Italia; la Abu Dhabi Investment Authority, per fare un esempio, nel 2007 ha acquistato il 2% di Mediaset, Mudabala ha acquistato il 35% di Piaggio Aero Industries, il 5% di Ferrari e la partecipazione in Poltrona Frau.
Sul fronte del turismo, non parte solo il Milan verso i 25 gradi di Dubai. L’emirato del Golfo Persico è diventato meta privilegiata del turismo nazionale e delle festività di quest’anno.
Nel 2008 la compagnia aerea Emirates ha aumentato del 36% le vendite di voli da Roma e Milano verso Dubai rispetto al 2007. E da Venezia ogni giorno è disponibile per turisti e businessmen un volo diretto per la città araba.
Sul versante dell’edilizia, al BIG5 a Dubai svoltosi lo scorso novembre, la più importante manifestazione fieristica internazionale del settore del Medio Oriente, erano rappresentati tutti i principali distretti del nostro paese per la produzione e la lavorazione del marmo e del vetro, il settore ceramico e dell’arredo bagno, delle macchine industriali e per l’edilizia. Si contavano dall’Italia circa 500 aziende, di cui più di 100 erano le venete.
Proprio in seguito alle decisioni del BIG5 tra i vari stati partecipanti, si è raggiunta la volontà politica di firmare l’accordoper un’area di libero scambio tra Unione europea e i paesi del Golfo che può rappresentare senza dubbio un grande impulso allo sviluppo commerciale mondiale, oltre che un’enorme opportunità per il made in Italy che vedrebbe cadere tutte le barriere doganali e daziarie con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG).

Curiosità di eccentrismo dubaiano
Librarsi nell’aria senza particolari imbragature: è quanto si potrà fare nel Mirdif City Center di Dubai, un ampissimo centro commerciale in via di ultimazione. Il centro si chiamerà “I fly”, io volo, e sarà dotato di due camere di volo dal cui pavimento saranno soffiati getti d’aria a 200 km/h. Dopo la pista da sci nel deserto nel centro commerciale Emirates e la pista da pattinaggio del Dubai Mall, un’altra innovazione sarà dunque introdotta per allietare i clienti, che dovranno però aspettare fino alla fine del 2009, all’apertura del Mirdif City Center, per provare il brivido del volo nel vuoto.

Emirati Arabi Uniti, una solida realtà

orcese luigi

Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei paesi più stabili del Golfo. In effetti molti, tra i nostri clienti, sono presenti proprio in questo Paese.
Ha una piccola popolazione benestante, ma soprattutto nessuno screzio di natura terroristica alle spalle.
Il paese è anche supportato da forti relazioni con gli Stati Uniti.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno un basso livello di democrazia e di trasparenza nell’ambito socio-politico. La spesa pubblica è totalmente sostenuta in termini finanziari dalla pratica di estrazione del petrolio.
Tale potere economico contribuisce in modo soddisfacente a tutte le prestazioni di sicurezza sociale e a nuovi investimenti su progetti avveniristici riguardanti soprattutto il settore immobiliare-turistico.Luigi o
Ci aspettiamo una crescita relativamente solida nei prossimi trimestri, con il PIL reale previsto in espansione del 4,0% e del 3,8% rispettivamente nel 2015 e nel 2016.

Luigi Orcese, boarder director della Osanna Advisors srl, dichiara: “Ci aspettiamo che l’emirato di Dubai cerchi di superare di nuovo quello di Abu Dhabi, in quanto la crisi di 4 anni fa è stata superata, soprattutto nei settori del commercio e del turismo. Questo, in aggiunta alla nostra aspettativa che l’importante settore immobiliare sia ora impostato per una crescita sostenuta.
La crescita del credito al settore privato rimarrà relativamente lenta, invece, fino al 2016, infatti le banche commerciali continuano ad aumentare accantonamenti contro potenziali perdite su crediti dovute alla scogliera di finanziamento del debito.”

L’internazionalizzazione per le PMI

orcese luigi

L’ internazionalizzazione è una delle attività più importanti per far crescere il business di una piccola e media impresa. Luigi Orcese Boarder director della Osanna advisors srl dichiara: “Avere un’impresa in un mondo globalizzato come quello attuale significa dover affrontare le tante difficoltà legate al mercato internazionale e spesso non si sa da che parte partire.”

Se fino a pochi anni fa l’ internazionalizzazione per le PMI non era indispensabile per crescere, oggi per molte imprese è diventata una questione di vita o di morte.  Per dare una spinta all’export e internazionalizzare la propria impresa, ecco 10 consigli utili.

1) Essere innovativi e  rivedere il proprio portfolio prodotti o servizi
Non sempre i prodotti che abbiamo sono coerenti con il mercato estero che vogliamo raggiungere. Per questo la prima cosa da fare per poter partire con l’internazionalizzazione dell’impresa è sapere quali prodotti o servizi vogliamo esportare e quale mercato vogliamo raggiungere. La seconda cosa da fare è rinnovarsi, avvicinandoci a quelle che dal 2015 vengono definite le PMI innovative.

2) Fare un business plan e tenere conto dei flussi di cassa
L’internazionalizzazione è una sfida che le imprese non possono affrontare senza avere un preciso metodo. Avere un business plan e un piano export dettagliato è fondamentale come base di partenza per il successo. Bisogna inoltre fare attenzione ai flussi di cassa per ridurre al minimo il margine di rischio dal punto di vista finanziario.

3) Saper delegare a chi ha le giuste competenze
Spesso le piccole e medie imprese italiane non hanno al proprio interno le giuste competenze per affrontare il processo di internazionalizzazione. Per riuscire a portare la propria azienda all’estero, occorre saper riconoscere le difficoltà e i limiti dei propri dipendenti/collaboratori e affidare a persone nuove e competenti la responsabilità di riuscire in questa impresa.

4) Non essere troppo individualisti
Essere imprenditori non significa accentrare su di sé tutte le decisioni e le responsabilità. Affrontare l’internazionalizzazione dell’impresa significa prima di tutto essere disposti al cambiamento ed essere capaci di allargare i propri orizzonti anche personali. Quando si intraprende la strada dell’export, non cambiano solo le modalità di vendita dei prodotti, ma anche l’organizzazione aziendale e le capacità di apprendimento di chi si trova all’interno dell’azienda, a tutti i livelli.

5) Trovare i Partner giusti
Un’altra caratteristica importante che deve avere un’impresa per essere capace di internazionalizzarsi, è saper scegliere i Partner giusti. Pensare di poter fare tutto da soli non porterà mai grandi risultati, e nemmeno affidarsi a parenti o amici senza avere fatto le giuste premesse. E se non si conosce bene chi si ha di fronte, non si parte bene. Per questo occorre analizzare sempre, con l’aiuto di un consulente legale, il business dei propri Partner e fornitori di servizi in modo da avere la certezza della sua affidabilità e solidità.

6) Avere termini contrattuali chiari e definiti
La chiarezza contrattuale è il punto di partenza per lavorare bene con i propri collaboratori e Partner. Assicuratevi di aver definito sin dal primo giorno i giusti termini contrattuali e di aver stipulato un contratto chiaro e definito in cui vengono esplicitate le modalità di pagamento e le autorizzazioni legali per la vendita dei prodotti e servizi all’estero. Questo punto è spesso sottovalutato dalle imprese che decidono di cominciare il processo di internazionalizzazione, mentre invece è di fondamentale importanza per non incorrere in multe e sanzioni.

7) Non buttarsi subito su qualsiasi mercato
A volte per la fretta di voler ottenere subito migliori risultati di business, il processo di internazionalizzazione dell’impresa rischia di non seguire le giuste tempistiche di analisi e scelta dei migliori mercati. Non bisogna mai fare l’errore di disperdere le risorse in troppe strade, meglio sceglierne poche investendoci il giusto tempo e la giusta quantità di denaro.

8) Non farsi attrarre da rischiose scorciatoie
Un altro errore che può essere commesso facilmente è lasciarsi indurre in tentazione da soluzioni semplici, ma rischiose. Non si sta parlando solo di azioni illegali, ma anche di quelle azioni che esporrebbero l’azienda a un rischio economico e finanziario troppo elevato.

9) Non scaricare tutte le responsabilità dell’export su terzi.
Se da una parte molte piccole imprese italiane hanno bisogno di rivolgersi a consulenti esterni per impostare al meglio il processo di internazionalizzazione dell’impresa, dall’altra non bisogna essere assenti e delegare tutta la responsabilità di un processo così importante su terzi. Evitare, almeno all’inizio, forme di export “puro”, la guida della macchina dovete sempre averla voi.

10) Avere sistemi di pagamento sicuri
Uno dei motivi che spingono le imprese verso l’internazionalizzazione è la possibilità di ricevere pagamenti sicuri in tempi più rapidi rispetto a ciò che avviene in Italia. Ma bisogna fare attenzione perché in alcuni paesi il rischio di insoluto è molto elevato e l’attività di recupero crediti può essere difficile. Occorre non solo avere condizioni di pagamento molto chiare e ben definite ma anche sistemi di pagamento efficaci ed efficienti.

350 milioni dalla A.M.I. italia verso l’estero

Lo rivela l’azienda americana, che sottolinea come siano ormai oltre 10 mila le società tricolori che fanno affari sul sito di commercio elettronico

Le PMI hanno generato 350 milioni di euro di vendite all’estero su Amazon Marketplace nel 2017. A rivelarlo è il colosso dell’ecommerce in una nota: sono oltre 10 mila le società tricolori che fanno commercio sulla piattaforma, mentre oltre un terzo esporta i suoi prodotti soprattutto in Europa e in tutto il mondo.Strumenti unici ed evoluti Per aiutare le piccole e medie imprese a esportare i loro prodotti, si legge nel comunicato, Amazon ha creato una serie di strumenti di supporto e di servizi come la spedizione e la distribuzione a livello globale e la gestione del customer service nella lingua locale. Ogni anno Amazon traduce anche centinaia di milioni di schede prodotto, consentendo loro di vendere a livello internazionale con un minimo sforzo. Aziende indipendenti Anche grazie a questo, nel 2017 le aziende italiane presenti su Amazon Marketplace hanno totalizzato vendite all’estero, in tutto il mondo, per oltre 350 milioni di euro attraverso gli undici siti web di Amazon, in sette lingue diverse, che consentono di raggiungere milioni di potenziali nuovi clienti. La metà di tutte le vendite sui siti Amazon nel mondo è effettuata da aziende indipendenti presenti su Amazon Marketplace; Luigi Orcese boarder director della Osanna Advisors srl dichiara “le PMI esportano prodotti verso clienti in Europa, Nord America, Giappone, Cina e India.Benefici sull’occupazione Sempre ieri Amazon ha annunciato i risultati della nuova ricerca realizzata dalla società di consulenza economica Keystone Strategy. L’analisi ha rilevato che le aziende indipendenti italiane che vendono su Amazon hanno generato più di 10.000 posti di lavoro per supportare la propria crescita sul Marketplace.”

Parola a Luigi Orcese Boarder director della Osanna Advisors srl

luigi orcese

Le ricerche di mercato degli ultimi anni stanno portando molti imprenditori a valutare la possibilità di esportare all’estero i propri prodotti e business verso mercati più floridi. Il processo di internazionalizzazione delle imprese può rivelarsi un percorso lungo e tortuoso che deve essere affidato ad un export manager specializzato nel settore dell’import-export


Di seguito, 5 consigli utili da tenere a mente:

  1. Il voucher per l’internazionalizzazione MISE ha sostenuto nello scorso anno molti progetti export, che dovranno essere rendicontati entro il 31 maggio 2019. Noi di RubiconEX siamo presenti nell’elenco dei fornitori di servizi export accreditati presso il Ministero dello Sviluppo Economico e, oltre a sostenere i nostri clienti nelle fasi di liquidazione, monitoriamo questo e altri bandi pubblici per essere sempre aggiornati. Le PMI che vogliano avvalersi di queste opportunità, possono richiedere la nostra consulenza per accedere ai finanziamenti.
  2. Esistono vari tipi di finanziamenti, spesso sconosciuti, ai quali le imprese possono accedere. Alcuni di questi sono erogati e regolamentati dagli enti locali. In Trentino, ad esempio, esiste la “Legge provinciale sugli incentivi alle imprese” (la cosiddetta “Legge 6”) attraverso la quale è possibile ottenere dei contributi per l’attività di export. Avvalendoti delle nostre conoscenze in materia, effettueremo un’analisi completa del tuo progetto e ti forniremo tutta la documentazione necessaria per usufruire del finanziamento.
  3. Avere la capacità di comprendere quali siano i processi necessari per trasformare la tua PMI in una realtà internazionale è un lavoro complicato. Sono molti gli aspetti da valutare in relazione al prodotto, al mercato e al tipo di azienda. Grazie alla nostra esperienza maturata negli anni, possiamo offrire una consulenza specializzata che mira ad individuare tutti i processi e le strategie necessarie per portare a termine unprogetto di internazionalizzazione della tua impresa passo dopo passo.
  4. Valutare i propri strumenti e mezzi a disposizione è un aspetto molto importante spesso sottovalutato dagli imprenditori. Questo studio va effettuato prima di avviare i meccanismi di esportazione all’estero. Noi valutiamo questo aspetto come una parte essenziale alla base del processo di internazionalizzazione di impresa.
  5.  L’identificazione esatta del mercato giusto per vendere all’estero i propri prodotti avviene esclusivamente attraverso un’attenta analisi dei flussi di mercato. Un imprenditore deve avvalersi di un consulente esperto capace di comprendere quali siano i mercati idonei nei quali operare; con le nostre competenze saremo in grado di analizzare tali dati e determinare con precisione l’area geografica giusta per i tuoi prodotti.

La garanzia del Made in Italy

Le imprese italiane hanno un vantaggio enorme da sfruttare all’estero: la bontà dei prodotti tipici. È facile capire il motivo per cui i prodotti italiani siano molto richiesti all’estero, ma non devi lasciarti confondere dall’idea che basti la qualità del proprio prodotto da sola per farti vendere all’estero. L’export dei prodotti tipici italiani è qualcosa che, facilmente, può diventare una fonte di guadagno, ma non dimenticarti di realizzare e seguire la migliore strategia di export.

Luigi Orcese Boarder director della Osanna Advisors srl dichiara :”Non tutti i paesi sono uguali, a seconda di quale sia il tuo prodotto, della concorrenza e delle tue disponibilità, potresti dover scegliere un mercato obiettivo diverso. Le culture d’origine impongono preferenze e regolamentazioni diverse, alcuni dei prodotti che consideri di grande pregio potrebbero non essere apprezzati e altri potrebbero addirittura non essere vendibili!”

Come già detto, sventolare la bandiera non basta per fare export dei prodotti tipici italiani. Per riuscire a vendere i tuoi prodotti è necessario conoscere a fondo le esigenze di ogni paese, che ha le sue differenze culturali, le sue leggi e i suoi gusti, poiché tutto influenza le tendenze di mercato.

Oltre ad andare alle fiere, sarebbe utile programmare un viaggio nei mercati obiettivo che hai individuato, per conoscere davvero i tuoi clienti e gli importatori, visitando i punti vendita e analizzando la situazione in cui si trovano (o si troveranno) i tuoi prodotti di fronte al consumatore finale.

 Affidandoti al primo importatore che incontri, rischi di andare incontro a qualche scaltro agente di commercio che vuole solo acquisire più clienti possibile per avere margini di guadagno maggiori grazie alle provvigioni. Ci sono tanti importatori diversi, alcuni sono specializzati nell’import di prodotti italiani, alcuni prediligono il canale retail e altri sono più ferrati nella ristorazione.

La scelta dei tuoi partner è di fondamentale importanza se vuoi creare una buona politica commerciale per i tuoi prodotti. Cosa che è difficile da recuperare più avanti, una volta che sei già entrato capillarmente nella distribuzione di un determinato paese.

La rivincita delle PMI

Dopo la Grande Crisi e l’avvento di nuovi mercati e tecnologie, la situazione sembra essere migliorata per le PMI italiane, che possono avvalersi di nuovi strumenti e di un rinnovato interesse del mercato globale per il Made in Italy.

Processo di internazionalizzazione delle imprese

Prima di intraprendere la via dell’internazionalizzazione è bene avere un’idea chiara della propria situazione aziendale, degli obiettivi che si desidera raggiungere e di quali siano i passaggi principali da seguire.

  • Analisi situazione aziendale
  • Definizione obiettivi
  • Scelta del mercato
  • Strategia d’ingresso

La rivincita delle PMI italiane

Abbiamo assistito a una delle crisi economiche mondiali più gravi dopo quella del ’29, una crisi che ha influenzato il lavoro di milioni di persone in tutto il mondo, lasciando una cicatrice ancora ben visibile nel bilancio delle PMI italiane. Però, alcune aziende sono riuscite a trovare una nuova stabilità usando ogni mezzo a propria disposizione.

Non è detto però che le imprese che hanno superato la crisi ne siano uscite tutte fortificate, anzi. Molte aziende sono ancora in bilico in attesa di ricostruire la propria identità.

Anche tu cerchi un sistema per uscire da questa situazione di incertezza?

Luigi Orcese Boarder Director della Osanna Advisors srl dichiara “In molti hanno trovato nel processo di internazionalizzazione un valido alleato per uscire definitivamente da una situazione economicamente instabile, grazie alla solidità di agenzie sempre più preparate e al crescente interesse dei mercati esteri per i prodotti italiani.”

Perchè il processo di internazionalizzazione delle imprese ti aiuta ad uscire alla crisi

Prima di tutto, cosa s’intende con processo di internazionalizzazione delle imprese? È quell’insieme di azioni attraverso le quali le aziende allargano i propri confini ai mercati esteri, con l’obiettivo di espandere il proprio business e aumentare il fatturato. Forse è una definizione un po’ sintetica ma, anche se ci sono molte altre sfumature di significato, ci aiuta a stendere il concetto.

Accedere a nuove risorse

Il processo di internazionalizzazione delle imprese ti fornisce la possibilità di sfruttare tutti i vantaggi di una base di mercato molto più ampia, con nuove risorse da cui attingere, compresi finanziamenti e voucher, abbattendo i costi più marginali e investendo sul futuro.

Aumento del fatturato

Implementando una buona strategia di export, un giro d’affari maggiore può tradursi in una crescita di vendite e fatturato, generando nuove risorse e una base solida da cui partire per ripensare la struttura aziendale.

Esperienza e competenza

Tutta la tua capacità di produrre un servizio di qualità si basa sulle tue competenze. Ampliando questo bagaglio di esperienze puoi contare su un know-how che altre aziende non hanno, fortificando la tua posizione sul mercato, aumentando la qualità di produzione e incrementando la tua rete commerciale.

Diversificazione del rischio

Se la tua azienda dipende da un solo mercato, nel momento in cui questo crolla, la tua struttura aziendale vacilla di conseguenza. Con un processo di internazionalizzazione delle imprese puoi affacciarti su più mercati contemporaneamente e garantire alla tua impresa una maggiore stabilità.

Il salva azienda

Salvare la propria azienda aumentando il fatturato è possibile, se sai come farlo. L’esigenza delle PMI italiane di rinnovare la propria posizione commerciale, stabilendo un nuovo equilibrio e fortificando il proprio business ha portato l’export a una posizione di rilievo nella crescita dell’economia italiana.

La figura dell’export specialist a tempo è una rivoluzione nel mercato italiano e ha aiutato centinaia di aziende a trovare una propria stabilità economica e proseguire nel mondo, sviluppando la migliore strategia di export.

L’export specialist e la crisi del mercato italiano

Ricordi il 2008? Ricordi quando migliaia di aziende italiane hanno dovuto chiudere i battenti?

Il mercato italiano, con la bontà dei suoi prodotti, con la qualità dei suoi servizi, non è stato in grado di reggere il colpo della crisi finanziaria più grande dopo quella del ’29.

“Però qualcuno è sopravvissuto, qualcuno ce l’ha fatta. Noi “siamo orgogliosi di poter dire che molte di queste aziende sono ancora in piedi grazie a noi ,e alla Osanna Advisors srl dichiara Luigi Orcese boarder director della stessa azienda ” l’export specialist a tempo, e tanti ancora ci chiedono supporto sia per uscire da un periodo d’instabilità, sia per iniziare ad affermare il proprio business nei mercati di tutto il mondo.”

I limiti di una consulenza tradizionale

Sei stato tentato di chiedere una semplice consulenza di export, vero?

Come darti torto, ascoltare un consiglio e poi fare da sé sembra sempre la scelta più saggia, quella che ti fa risparmiare di più. Ma pensaci bene; un consulente non avrà mai il tempomateriale di conoscere a fondo te, la tua azienda e i tuoi prodotti, per capire quale sia la strategia migliore per realizzare i tuoi sogni di successo.

Inoltre, ogni strategia, per funzionare ha bisogno di numerosi aggiustamenti in corsa, ogni mercato è imprevedibile. Un semplice consulente non può darti un supporto costante e duraturo nel tempo.

Quali sono i vantaggi dell’export specialist a tempo?

  • Con un export specialist non hai soltanto competenze di marketing, ma skill trasversaliin ogni settore utile dell’export.
  • Grazie all’esperienza accumulata da molte altre aziende prima della tua, una cosa fondamentale che è in grado di fare un export specialist è un’analisi puntuale della tua impresa, per capire quali sono i punti della strategia che ti permettono di valorizzare il tuo lavoro e prepararti all’internazionalizzazione.
  • Un export specialist è in grado di fare marketing mentre vende, sfruttando tutti gli strumenti di cui dispone per raccogliere e analizzare i dati direttamente durante l’operatività della strategia.
  • L’export specialist ti aiuta a trovare i migliori partner commerciali partecipando con te alle fiere e agli incontri con clienti internazionali.

Inoltre, un export specialist a tempo dispone di numerosi strumenti aggiuntivi, perché quando non è con te in azienda, lavora a contatto con una squadra di web marketing.

Italia e poi estero

Sono sempre di più le PMI che decidono di affacciarsi verso nuovi mercati; le opportunità al di là del confine sono allettanti per chiunque abbia un’impresa, soprattutto per chi si trova tra le mani un prodotto o un servizio italiano che all’estero è molto apprezzato per l’etichetta Made in Italy.

I motivi che spingono le PMI a commerciare all’estero possono essere molteplici, ogni situazione è unica e non è facile tracciare delle linee precise. Di solito,  dichiara il Boarder director della Osanna Advisors srl – Luigi Orcese “le mire espansionistiche in termini di guadagni e sviluppo vanno per la maggiore, seguite a ruota da una lungimirante diversificazione di costi e prodotti, per uscire da un periodo d’instabilità economica e solidificare le fondamenta del proprio business.”

Quali sono i vantaggi di commerciare all’estero

Sintetizzando in un breve sommario quali siano i vantaggi di commerciare all’estero, potremmo dire che le PMI sono interessate a 5 fattori rilevanti:

  1. Aumento profitti
  2. Espansione business
  3. Aumento esperienza e competenze
  4. Sviluppo nuove partnership
  5. Rafforzamento brand awareness
 

Sei interessato a commerciare all’estero?

Perché le PMI italiane vogliono commerciare all’estero

Le imprese italiane guardano da sempre all’estero con molta curiosità, in vista della grande considerazione che il resto del mondo ha per la nostra esperta artigianalità, per il nostro cibo, per la qualità dei nostri servizi e dei nostri prodotti. Quali sono i principali vantaggi di commerciare all’estero?

Aumento profitti

Commerciare all’estero significa raggiungere nuovi clienti e aumentare esponenzialmente le possibilità di vendita. Le PMI italiane che si sono guadagnate il loro posto nel mercato globale hanno potenziato il loro giro d’affari e aumentato il fatturato, in alcuni casi, salvando l’azienda da una grave crisi economica.

Espansione business

Aumentare il proprio giro d’affari e sviluppare il proprio business è essenziale per un’azienda che vuole crescere, senza stagnare in un solo settore. Il mercato attuale è in continuo cambiamento ed è un luogo dove il rischio di affondare può diventare altissimo. Diversificando il rischio su una più vasta zona geografica crei i presupposti per una crescita stabile e duratura.

Aumento di esperienza e competenze

Per un’azienda presente sullo stesso mercato da tanti anni, commerciare all’estero è una grande opportunità di cambiamento, per solidificare le esperienze pregresse e creare nuove competenze spendibili su qualsiasi livello commerciale e di marketing.

Sviluppo di nuove partnership

Essere presenti sul suolo extra nazionale ti dà l’opportunità di conoscere e selezionare nuovi collaboratori, coltivare idee innovative e cogliere l’occasione per creare nuove partnership stimolanti e proficue per il tuo business.

Rafforzamento brand awareness

Commerciare all’estero è un’importante occasione di farsi conoscere e per aumentare esponenzialmente l’autorità del proprio marchio. Inoltre, partecipare a fiere ed eventi internazionali ti permette di capire le dinamiche dei vari mercati, di analizzare i competitor e di studiare tutte le nuove soluzioni in ambito scientifico, tecnologico e di marketing.

Come commerciare all’estero

Commerciare all’estero non è qualcosa che si inizia facilmente, ma c’è la necessità di seguire rigorosamente tutti gli step necessari, di studiare e analizzare il mercato e fare una stima precisa dei costi degli investimenti. Ecco un esempio di quello che un’azienda italiana deve fare quando decide di commerciare all’estero:

  • Definire gli obiettivi
  • Scegliere il mercato in target
  • Analizzare il mercato e i competitor
  • Valutare costi e fattibilità
  • Scegliere i partner giusti
  • Organizzare l’aspetto operativo e logistico
  • Studiare le normative locali